domenica, 20 aprile 2008, ore 19:44

PAESE

Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.
Ma la tua voce è un mare che si calma
ad una foce di antiche conchiglie,
dove s'infiorano mani e la palma
dnel cielo si meraviglia.
Sei anche un'erba, un'arancia, una nuvola...
T'amo come un paese.

(G. Bufalino)


Aurora781
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domenica, 24 febbraio 2008, ore 15:41

All'alba, in memoria


Abbiamo avuto la nostra 'estate’. Abbiamo avuto il nostro sogno e, forse, è giunta l’ora del risveglio. Ti scrivo perché, qualunque cosa accada, qualunque cosa sia, io non voglio dimenticare che ho avuto un’estate. Quando le nuvole saranno alte nel cielo e il gelo attanaglierà le mie ossa, voglio ricordare che anche io ho avuto un’estate. Una intera estate. E allora saprò che la mia vita avrà avuto un senso. Saprò che i sogni fatti un tempo, seppure per il breve istante di un attimo, hanno avuto la loro realtà. In fondo un attimo equivale all’eternità. Così anche questa nostra estate ha il sapore degli istanti che durano per sempre. E anche tu. Tu che sei un sogno e hai avuto la tua vita. La vita breve dei sogni. Ma quella brevità è per sempre. Così ora anche tu sarai per sempre. Ecco, vedi? Non devo dimenticare, quando il cielo sarà grigio, quando la notte sarà senza luna, che io ho avuto la mia estate. Ieri la notte era bella. La luna rischiarava il cielo e il tuo balcone era un giardino. M’hai chiesto cosa facessi fuori a quell’ora del mattino e mi hai fatta entrare perché avrei potuto ammalarmi. Io ero fuori a parlare alla luna. «Le recito una poesia» – ti ho detto. La poesia di un poeta morto. La poesia di un poeta che amo e che ha saputo descrivere così meravigliosamente il mondo da fartene innamorare a prima vista. «Ora so che i sogni esistono» - e tu hai sorriso.
Anche tra mille anni, ricorderò l’odore del mattino. Ricorderò il fresco pungente del mattino e questa città mi resterà dentro per sempre. Perché ora c’è una città che io amo. Anche io ho un luogo da amare e una strada e un balcone e un portone. Qualcosa che mi resterà dentro per sempre, anche se nessuno potrà mai capire quanto io ami questa città. Quanto ami le sue luci gialle e la sera quando per strada non c’è anima che cammina e tu ascolti il silenzio delle case addormentate e su di te c’è il cielo. Solo il cielo. Quel cielo che le luci schiariscono eppure dal tuo balcone si vede ancora nero e, a volte, puoi scorgervi anche le stelle, se la luna te lo consente. Un pezzo di cielo nella città: il tuo cielo dal tuo balcone.
Hai ragione, sai? L’amore ti solleva dalla terra al cielo. Ti mette le ali per volare alto e a volte è capace anche di bruciartele quelle ali! Ma anche così, come si può vivere senza?!


 




Aurora781
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martedì, 12 febbraio 2008, ore 20:14

Mattina.


Il mio solito andirivieni su un treno. Eppure mi piace perché posso guardare la campagna qua attorno e darle vita. Sì, adoro darle vita. Sentirne sotto gli occhi il respiro, percepirla come un contenitore che si gonfia e poi si sgonfia. Un contenitore di anime. Soprattutto quando il sole gioca a rimpiattino tra le foglie. E non importa se autunno, primavera, estate o inverno: tutto è lì, in quei raggi luminosi che non si fanno prendere da nessuna mano protesa. E’ come un valzer. Il valzer della luce! Gli occhi vanno in tondo e la luce appare e scompare tra rami, foglie, tronchi, terra... Un po' come la vita. Allora basta una casa, una vecchia casa scalcinata, addormentata sotto il peso degli anni, racchiusa – quasi fosse la perla – da un avvizzito pergolato... Basta che io scorga una casa in fuga, una semplice vecchia casa rosa, perché senta in me la gioia della vita.

Ecco... la senti anche tu, la vita?

E’ lì, nel cicaleccio sommesso di due donne sedute proprio sotto quel pergolato laggiù. Chiacchierano, sorridono abbassando il capo e socchiudendo le palpebre, dinnanzi una tazza fumante di the. Più oltre, in piedi presso una colonna, che prima non avevo visto, un giovanotto allegro corteggia la sua dama. E lei, rosea in volto, giovane e fresca come una rosa, si tira indietro, volgendo altrove gli occhi. Poi cerca un pretesto per fuggire lo sguardo indagatore di lui, per sfuggire al suo stesso desiderio che le solleva il petto in un sospiro ma... Lei non può sospirare, no! 

«Dio!, lui potrebbe capire».

Che fare allora? Un sorriso le balena sul volto: prende la gonna tra le mani pallide e nervose e corre, mostrando al giovanotto la sua marmorea caviglia. «Finalmente ti ho trovato» - dice ad un bimbo di dieci anni, apparso dal nulla nel giardino. Il giovanotto, lui pure guarda il bambino e la sua dama in fuga. Poi sorride tronfio, scuotendo il capo. Pesta un piede per terra e, a passo lento, s’incammina verso il giardino per riprendere la conversazione interrotta. Coglie una rosa, sussurra qualcosa all’orecchio della sua dama e lei, indicando il bambino, gli fa cenno di tacere con i suoi grandi occhi neri.

Dalla casa, intanto, si spande melodioso il suono del valzer. Ah, la vita! La senti anche tu adesso? Avranno acceso un grammofono, può darsi – mi dico. Non importa cosa sia: è un valzer e le donne nel salone si stringono ai loro cavalieri ed è tutto un galoppare di crine e riccioli al vento. Un valzer come quello che cantano i raggi del sole tra le foglie.

Non importa se autunno, estate, primavera o inverno, il valzer suona ed io la sento così la luce sulla pelle... E non è solo la luce del sole: c’è dell’altro. La vita, tutta lì, racchiusa in un sogno.

Aurora781
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giovedì, 31 gennaio 2008, ore 15:02


Il vento scuote le fronde sul mio capo.

Alzo gli occhi al cielo:

nuvole trascolorano.

No, non è ancora la cima!

Forza! Andiamo, anima mia!

Poi verrà la sera

col suo tremolare di stelle!

© Aurora

Aurora781
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mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 12:54

Ore 00:16

Almeno credo.


Cioccolata calda a Les Deux Magots. Insieme all'anima di Prevert. Ho chiesto il suo tavolino. So che c'erano anche gli altri, ma io preferisco lui. Guardo la strada.
Boulevard S. Germain: le auto sfrecciano e la gente a mucchi passeggia su questi larghi marciapiedi. Resto immobile. Il mento in una mano a fissarla. Dovrei scrivere, lo so. Sono venuta qui solo per questo, per scrivere. Ma ora non posso. Non voglio rompere la magia di quest'incanto. La magia di essere qui, a Parigi, seduta al tavolo di Prevert. La mia cioccolata calda che fuma e il taccuino rosso. L'ho aperto. Oggi no, non scriverò. Ti racconterò di questo amore e lo farò con Prevert.  


Le jardin


Des milliers et des milliers d'années
Ne sauraient suffire
Pour dire
La petite seconde d'éternité
Où tu m'as embrassé
Où je t'ai embrassèe
Un matin dans la lumière de l'hiver
Au parc Montsouris à Paris
A Paris
Sur la terre
La terre qui est un astre.



Aurora781
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