sabato, 05 gennaio 2008, ore 13:47

A 'Fabrizio'





Voglio che sappia

una cosa.


Tu sai com'è questo:

se guardo

la luna di cristallo, il ramo rosso

del lento autunno alla mia finestra,

se tocco

vicino al fuoco

l'impalpabile cenere

o il rugoso corpo della legna,

tutto mi conduce a te,

come se ciò che esiste,

aromi, luce, metalli,

fossero piccole navi che vanno

verso le tue isole che m'attendono.


Orbene,

se a poco a poco cessi di amarmi

cesserò d'amarti a poco a poco.

Se d'improvviso

mi dimentichi,

non cercarmi,

ché già ti avrò dimenticata.


Se consideri lungo e pazzo

il vento di bandiere

che passa per la mia vita

e ti decidi

a lasciarmi alla riva

del cuore in cui affondo le radici,

pensa

che in quel giorno,

in quell'ora,

leverò in alto le braccia

e le mie radici usciranno

a cercare altra terra.


Ma

se ogni giorno,

ogni ora

senti che a me sei destinata

con dolcezza implacabile.

Se ogni giorno sale

alle tue labbra un fiore a cercarmi,

ahi, amor mio, ahi mia,

in me tutto quel fuoco si ripete,

in me nulla si spegne né si oblia,

il mio amore si nutre del tuo amore, amata,

e finché tu vivrai starà tra le tue braccia

senza uscir dalle mie.




(Neruda)




Aurora781
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categoria : amore, neruda
domenica, 25 febbraio 2007, ore 18:28

Vorrei tornare a rendere omaggio ad un grande poeta del sentimento. Un poeta che, parlando della poesia, quando ottenne il Nobel disse: Penso che la poesia sia un'azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l'azione, l'intimità dell'individuo, l'intimità dell'uomo e la segreta rivelazione della natura (da Discurso de Stockholm, Alpignano, Tallone 1972). Riporto qui una lirica molto intensa in cui questo suo essere poeta del cuore è chiaramente palesato. L'amore è ovunque. S'ama senza vedere, perché quel volto lo conosciamo già. Quando ci imbattiamo in quel volto, possiamo solo dire di averlo riconosciuto.


XXII


«Quante volte, amore, t'amai senza vederti e forse senza ricordo, / senza riconoscere il tuo sguardo, senza guardarti, centaura / in opposte regioni, in un bruciante mezzogiorno: / eri solo l'aroma dei cereali che amo. / Forse ti vidi, ti supposi passando che sollevavi una coppa / ad Angol, alla luce della luna di giugno, / o eri tu la cintura di quella chitarra / che toccai nelle tenebre e risuonò come il mare smisurato. / T'amai senza che io lo sapessi, e cercai la tua memoria. / Nelle case vuote entrai con lanterna a rubare il tuo ritratto. / Ma io sapevo già com'eri. D'improvviso / mentre venivi con me ti toccai e si fermò la mia vita: / eri davanti ai miei occhi, regnavi su di me, e regni. / Come falò nei boschi il fuoco è il tuo regno».


(da Neruda, Cento Sonetti d'Amore)


Aurora

Aurora781
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categoria : neruda
venerdì, 15 dicembre 2006, ore 11:04

Da Neruda (Cento sonetti d'amore)


Non star lontana da me un solo giorno, perché,


perché, non so dirlo, è lungo il giorno,


e ti starò attendendo come nelle stazioni


quando in qualche parte si addormentano i treni.


Non andartene per un'ora perchè allora


in quell'ora s'uniscono le gocce dell'insonnia


e forse tutto il fumo che va cercando casa


verrà ancora a uccidere il mio cuore perduto.


Ahi non s'infranga la tua figura nell'arena,


ahi, non volino le tue palpebre nell'assenza:


non andartene per un minuto, adorata,


perché il quel minuto sarai andata sì lungi


che attraverserò tutta la terra interrogando


se tornerai o se mi lascerai morire.




 

Aurora781
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