A 'Fabrizio'

Voglio che sappia
una cosa.
Tu sai com'è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.
(Neruda)
Vorrei tornare a rendere omaggio ad un grande poeta del sentimento. Un poeta che, parlando della poesia, quando ottenne il Nobel disse: Penso che la poesia sia un'azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l'azione, l'intimità dell'individuo, l'intimità dell'uomo e la segreta rivelazione della natura (da Discurso de Stockholm, Alpignano, Tallone 1972). Riporto qui una lirica molto intensa in cui questo suo essere poeta del cuore è chiaramente palesato. L'amore è ovunque. S'ama senza vedere, perché quel volto lo conosciamo già. Quando ci imbattiamo in quel volto, possiamo solo dire di averlo riconosciuto.
XXII
«Quante volte, amore, t'amai senza vederti e forse senza ricordo, / senza riconoscere il tuo sguardo, senza guardarti, centaura / in opposte regioni, in un bruciante mezzogiorno: / eri solo l'aroma dei cereali che amo. / Forse ti vidi, ti supposi passando che sollevavi una coppa / ad Angol, alla luce della luna di giugno, / o eri tu la cintura di quella chitarra / che toccai nelle tenebre e risuonò come il mare smisurato. / T'amai senza che io lo sapessi, e cercai la tua memoria. / Nelle case vuote entrai con lanterna a rubare il tuo ritratto. / Ma io sapevo già com'eri. D'improvviso / mentre venivi con me ti toccai e si fermò la mia vita: / eri davanti ai miei occhi, regnavi su di me, e regni. / Come falò nei boschi il fuoco è il tuo regno».
(da Neruda, Cento Sonetti d'Amore)
Aurora
Da Neruda (Cento sonetti d'amore)
Non star lontana da me un solo giorno, perché,
perché, non so dirlo, è lungo il giorno,
e ti starò attendendo come nelle stazioni
quando in qualche parte si addormentano i treni.
Non andartene per un'ora perchè allora
in quell'ora s'uniscono le gocce dell'insonnia
e forse tutto il fumo che va cercando casa
verrà ancora a uccidere il mio cuore perduto.
Ahi non s'infranga la tua figura nell'arena,
ahi, non volino le tue palpebre nell'assenza:
non andartene per un minuto, adorata,
perché il quel minuto sarai andata sì lungi
che attraverserò tutta la terra interrogando
se tornerai o se mi lascerai morire.