domenica, 21 gennaio 2007, ore 17:31

Sempre d’un bene perduto

mi oppresse il desiderio.

Nel più antico ricordo

mi fu tolto qualcosa che ignoravo,

troppo bimba perché altri sospettassero

in me celato il lutto. Tuttavia

io m’aggiravo come chi lamenta

nell’esilio un dominio ove regnò.

Oggi più vecchia, più saggia per gli anni

- e più debole per la mia saggezza -

sono ancora sommessamente in cerca

delle mie regge evanescenti,

ed ogni tanto il dito del sospetto

mi passa sulla fronte

ch’io stia cercando dalla parte opposta

solo il Regno dei Cieli.


(Emily Dickinson)
Aurora781
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categoria : dickinson
lunedì, 08 gennaio 2007, ore 12:47

Qui cotidie vitae suae summam manum imposuit, non indiget tempore (Seneca).


Chi ogni giorno ha dato l'ultima mano alla sua vita, non ha bisogno del tempo.

Aurora781
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categoria : arte e vita riflessioni
sabato, 06 gennaio 2007, ore 11:50


Vorrei trovare le parole per esprimere ciò che mi preme in petto. Ci proverò a mio modo. Proverò a cercare nell’aria un odore (o la semplice parvenza di un odore) che mi aiuti a definire questo pensiero e la sensazione che si trascina dietro. Se chiudo gli occhi, sento il sordo fruscio del mare sulla carena della nave. Mi viene da sorridere all’idea e già mi ritrovo con il volto che respira a pieni polmoni l’odore del sale e del sole. L’azzurro intenso del mare sfumato nel bianco dell’onda e l’azzurro chiaro di un cielo senza nuvole, terso come solo il cielo di maggio sa essere. Ecco!, è questo che vedo… se potessi descriverne l’immagine coi colori! E poi i gabbiani che sfiorano l’orlo dell’acqua e risalgono verso l’alto tracciando sinuose curve a mezz’aria. E benché non sia un giorno di vento, se è a prua che poggi la mano, sull’acciaio della balaustra, i capelli ti si scompiglieranno sulla fronte all’indietro. Sono qui, seduta ad un tavolo, ma di fatto non sono qui. Chi può dirlo dove sono? Chi mi guarda vede un corpo – oggetto tangibile della percezione visiva – e non solo. Eppure, basta questo perché si possa dire di me: sono qui? Oggi non sono qui, no. Sono con il mare e con le stelle. Ah!, vorrei correre ad abbracciarti, mare. Stare solo noi due. Tu mi racconterai le storie che i marinai ti hanno confidato dalla notte dei tempi ed io sederò sulla sabbia con i piedi nudi per lasciarmi accarezzare dall’onde. Mi dirai delle sirene? Mi canterai la musica dell’abisso? Mi descriverai il principe dalla chioma d’oro che la sua nave ti restituì in una notte di tempesta? Ecco… la mia culla, l’utero, il grembo di una madre, una moglie, un’amante, una figlia, questo saremo insieme noi due. Verrò da te a dirti il mio amore, perché tu sei una dichiarazione d’amore infinita!  Ecco, il blu, i gabbiani, le sirene di Ulisse e i marinai che salpano all’alba! Eccole, le loro divise blu - perchè è inverno e avranno la divisa blu invernale! Quanti ne ho conosciuti e ho sempre avuto l'impressione che loro – loro solo – potevano dividere con me quell'assurdo senso delle partenze e degli addii che mi porto dietro. E poi il mio amore per te, mare, quell'amore che ovunque vado mi pulsa in petto.


Aurora781

Aurora781
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categoria : diario, mare poesie e prose
venerdì, 05 gennaio 2007, ore 18:18

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non ho pensato al perché. Un perché c'è e mi pare giusto dirlo, altrimenti queste pagine non avrebbero senso e poi qualcuno potrebbe chiedersi perché scrivo questo diario. Qualcuno... Tu, invece, lo sai il perché. Ricordi quella volta che ho iniziato a farlo usando un vecchio quaderno? Credo di avere lasciato l’idea a metà. Avevo scritto qualche pagina e l’avevo scritta a mano. Pensavo di raccontare qualcosa di utile, ma mi sono fermata. Sapeva di retorica e tu non hai bisogno di retoriche. Alla fine nemmeno io ci credo alla retorica sulla vita.  L’unica cosa in cui credo è la Vita. L’unico mio vero amore è la Vita. La Vita non ha bisogno di retorica. Vivila come credi, come vuoi, come senti e lascia perdere il giudizio universale. Da bambina mi hanno inculcato quella paura per il giudizio divino, ma così non vivi. Anzi, vivi con il terrore che sarai giudicata per quello che mangi, quello che bevi, quello che pensi, quello che tocchi. Tutto. Non credo che Dio voglia davvero questo. Non avrebbe avuto senso. Perché donarci la Vita per poi disseminarla di paletti e di paure? Per questo ho smesso quelle pagine: non ti sarebbero servite per niente. Forse neppure queste. Ma qui c’è solo la mia Vita, giusta o sbagliata, non lo so. La racconto. La racconto a te, ma non sempre a te. Ho iniziato più a raccontarla a me stessa e l’ho fatto perché volevo capire. Alla fine ho pensato a te. Non pensare che sia una graduatoria di merito. Non è questo. Uno scrive, poi pensa che forse qualcosa può servire, qualcosa può essere detto e ciò che scrivi ti si cambia sotto gli occhi e non lo riconosci più. Un po’ come un figlio, quando cresce cambia e a volte cambia davvero tanto. Ciò che scrivo qui è per te prima di tutto e per chi avrà la pazienza di leggere.  Ieri ero immersa nei miei studi e ho trovato una frase che mi ha colpita: bisogna impiegare questo tempo che viviamo a donare amore agli altri  perché non sappiamo quanto ce ne resta. Se un anno, un giorno o di più. Non lascerò le cose a metà. te lo avevo promesso, ricordi? Le cose vanno sempre dette fino in fondo: non dimenticarlo mai nemmeno tu. Qualunque sia la verità: fino in fondo. Ciò che scrivo è per te. Per quello che tu sei ora e per quello che sarai un giorno. 


L'importante è sentirsi il sole dentro e donarlo con un sorriso. Così ho un sorriso da restituire. Sì, ti sono debitrice di un sorriso. Forse è solo per questo che ti scrivo, ma non è poco. Un sorriso non è mai poco!

Aurora781
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categoria : diario
mercoledì, 03 gennaio 2007, ore 14:59

Se tu venissi in autunno,

io scaccerei l'estate 

un po’ con un sorriso ed un po’ con un dispetto,

 come una massaia scaccia una mosca.

 Se potessi vederti tra un anno,

 farei dei mesi tanti gomitoli

 e li metterei in cassetti separati

 per paura di confondere i numeri.

 Se l’attesa fosse solo di secoli,

 li conterei sulla mia mano,

 sottraendo fin quando le mie dita mi cadessero

 nella Terra di Van Diemen.

 Se fossi certa che, al termine di questa vita,

 la tua e la mia venissero,

 io getterei questa come una buccia

 e prenderei l’eternità.

 Ma ora ignoro l’ampiezza

 del tempo che ci divide

 e mi tortura come un’ape fantasma

che non vuol mostrare il suo pungiglione.

(E. Dickinson)

 
Aurora781
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categoria : dickinson